Il 1° ottobre 2025 ha segnato l’inizio ufficiale di LIFE terrAmare, un progetto ambizioso che per i prossimi sei anni si impegnerà a fondo nella tutela e nel ripristino di alcuni degli habitat più preziosi e vulnerabili del nostro mare: le praterie di Posidonia oceanica e i sistemi dunali costieri. Questo lungo percorso, finanziato dall’Unione Europea, ha vissuto il suo primo momento di confronto operativo lo scorso 30 ottobre, quando i partner si sono riuniti virtualmente tra Italia e Grecia per un kick-off meeting che ha trasformato la visione progettuale in un piano d’azione concreto.
Il cuore del progetto risiede in un partenariato internazionale d’eccellenza coordinato dalla società D.R.E.AM. Italia. Questa squadra multidisciplinare unisce la solidità scientifica di atenei e centri di ricerca come le Università della Tuscia, di Milano e di Creta, insieme al CSIC spagnolo, alla forza territoriale e comunicativa di Legambiente e della Hellenic Society for the Protection of Nature. L’efficacia degli interventi è garantita dalla partecipazione diretta di chi il territorio lo gestisce quotidianamente, come l’Ente per i Parchi Marini Regionali della Calabria, l’Azienda Calabria Verde e il Consorzio di Torre Guaceto, con uno sguardo che attraversa l’Adriatico fino all’Albania grazie alla collaborazione con l’associazione AOS.
Le azioni di conservazione prenderanno vita in dodici siti della Rete Natura 2000. In Italia, le attività toccheranno aree simbolo della biodiversità in Toscana, tra il Padule di Bolgheri e la Duna di Feniglia, le coste laziali del Circeo, le riserve pugliesi e i suggestivi fondali calabresi tra Pizzo Calabro e Brancaleone. In Grecia, l’attenzione si focalizzerà su ecosistemi rari come le lagune di Corfù e l’isola incontaminata di Gavdos.
L’obiettivo finale di LIFE terrAmare va però oltre il dato tecnico del ripristino ambientale, che pure mira a recuperare centinaia di ettari di praterie di Posidonia oceanica e habitat dunali. L’ambizione è quella di promuovere un nuovo modello di gestione sostenibile attraverso la nascita delle “Ecological Beach Communities”. Si tratta di un patto collettivo che vedrà il coinvolgimento attivo di comunità locali, turisti e stakeholder, uniti per trasformare le nostre spiagge in luoghi dove la presenza umana e la salvaguardia della natura possano finalmente prosperare in armonia.
